{"id":171,"date":"2016-10-27T20:53:54","date_gmt":"2016-10-27T19:53:54","guid":{"rendered":"http:\/\/www.katiabertone.com\/?p=171"},"modified":"2021-11-28T11:38:40","modified_gmt":"2021-11-28T10:38:40","slug":"lapprodo","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.katiabertone.com\/?p=171","title":{"rendered":"L&#8217;approdo"},"content":{"rendered":"<p>Non riuscivo a respirare. Ero su quel barcone da poco pi\u00f9 di un quarto d&#8217;ora e gi\u00e0 mi mancava l&#8217;aria; al posto di questa inalavo una sostanza acre che mi bruciava le vie respiratorie e mi pizzicava la pelle. Mia moglie e mio figlio Kirich\u00f9 erano seduti affianco a me, sulla prua dell&#8217;imbarcazione. Eravamo partiti dalla Tunisia, dopo aver vagato nel deserto.<br \/>\nAll&#8217;inizio del viaggio c&#8217;erano anche mio padre e mio fratello con noi; i miei suoceri si erano rifiutati di venire in Italia e abbandonare la loro terra natia. A quell&#8217;epoca circolavano storie a cui nessuno voleva credere. Nacque tutto due anni prima: c&#8217;era la guerra e in quegli anni iniziarono a prendere vita delle voci secondo cui, se si pagavano circa 3.000 euro, si poteva raggiungere l&#8217;Italia e quindi l&#8217;Europa. Quando ebbi la conferma che tutto ci\u00f2 era vero, decisi di mettere da parte i soldi per partire. Poi, sei mesi fa, ci fu un bombardamento sulla nostra citt\u00e0 e constatammo che era ora di andare.<br \/>\nDurante il tragitto per raggiungere la costa, passammo le pene dell&#8217;infermo e purtroppo non tutti riuscimmo a farcela. In quel momento, per\u00f2, sul barcone la mia speranza di giungere alla meta diventava ogni minuto pi\u00f9 forte. I due trafficanti non ci avevano detto nulla, se non di sbrigarsi, poich\u00e9 dovevamo partire prima dell&#8217;alba. Tutto andava relativamente bene. In seguito, per\u00f2, le cose si complicarono. Una donna, infatti, che si trovava sottocoperta, inizi\u00f2 a gridare per le doglie del parto e quando finalmente termin\u00f2 la straziante agonia, mor\u00ec e il suo cadavere e il bambino mentre era in lacrime furono gettati fuori bordo. Da quel momento in poi uno dei due trafficanti veniva sempre a vederci e se la prendeva con qualcuno. Ad un certo punto, lanci\u00f2 persino l&#8217;insulina di una bambina diabetica in mare; tutti erano consapevoli del fatto che non ce l&#8217;avrebbe fatta ad arrivare viva alla meta.\u00a0\u00c9 in questi momenti che ti chiedi dove sia la tua dignit\u00e0 umana, se raggiungerai il traguardo. Non c&#8217;\u00e8 risposta, si pu\u00f2 solo aspettare.<br \/>\nNella tarda mattinata assistetti ad uno degli spettacoli pi\u00f9 raccapriccianti della mia vita: il nostro barcone venne affiancato da un&#8217;altra barca; da questa scesero due uomini che con i nostri trafficanti presero tutti i cadaveri presenti e li gettarono in mare. C&#8217;erano donne, bambini, anziani, uomini. Alcuni galleggiavano, altri colavano a picco. Le espressioni dei loro volti erano vacue, addormentate dalla gelida morte. Mai le dimenticher\u00f2.<br \/>\nNon appena il lavoro fu terminato, tutti e quattro ci lasciarono. Alcune persone prese dal panico o probabilmente impazzite si tuffarono in acqua, rendendosi conto troppo tardi di non saper nuotar. Non potemmo fare nulla per aiutarle.<br \/>\nDopo poco, per\u00f2, si riaccese in noi la speranza: davanti a noi una sottile striscia di terra si intravedeva all&#8217;orizzonte. Dunque era vero, ci eravamo riusciti: quella era l&#8217;Italia. Mi voltai verso mia moglie e mio figlio e vidi solo gioia nei loro occhi. Per la prima volta dopo mesi, potei immaginare un futuro migliore per noi. Potevo sentire il profumo degli agrumi; potevo gustare il sapore della felicit\u00e0, che tanto mi era mancato. Potevo osservare il mio traguardo. Quando ci fummo avvicinati a sufficienza alla costa, riuscimmo perfino a vedere un&#8217;imbarcazione. Molti iniziarono ad esultare, ma un rumore sinistro li interruppe. Dalla stiva le persone incominciarono a salire, \u00a0mentre questa si riempiva di acqua; ci respingevano, coloro che si trovavano sui lati dovettero saltare e finire in mare. Io stringevo la famiglia e proprio quando finalmente la nave avvistata arriv\u00f2, fummo scaraventati fuori bordo. Lottai; tenni a galla mia moglie e Kirich\u00f9. Fui persino preso, ma la mia pelle era scivolosa e tornai gi\u00f9. Li vidi: la mia famiglia era in salvo. Io, invece, stavo scendendo insieme ad altri. Il mio approdo, che tanto avevo bramato, era vicinissimo, ma non riuscii a toccarne la sabbia.<\/p>\n<p>Il traguardo \u00e8 qualcosa per cui lotti, \u00e8 qualcosa che ti da la forza e la speranza di continuare. L&#8217;arrivo \u00e8 la salvezza e la realizzazione di un sogno.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non riuscivo a respirare. Ero su quel barcone da poco pi\u00f9 di un quarto d&#8217;ora e gi\u00e0 mi mancava l&#8217;aria; al posto di questa inalavo una sostanza acre che mi bruciava le vie respiratorie e mi pizzicava la pelle. Mia moglie e mio figlio Kirich\u00f9 erano seduti affianco a me, sulla prua dell&#8217;imbarcazione. 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